Zhàn Zhuāng – Essere presenza nell’immobilità
Abbracciare l’albero: tra etimologia, analisi del carattere e poetica
Una delle pratiche più conosciute nelle discipline interne è la meditazione in piedi nota come «Palo eretto» o «Abbracciare l’albero». Tuttavia, il termine 站樁 (Zhàn Zhuāng) è uno di quei casi in cui la traduzione letterale: “stare come un palo” rischia davvero di impoverire profondamente la ricchezza simbolica e culturale del linguaggio cinese. Se davvero riuscissimo a cogliere il senso dei due caratteri che lo compongono vedremmo che non descrivono semplicemente una postura statica, ma evocano una relazione viva tra corpo, spazio e stabilità, dove l’essenziale non è l’immobilità in sé, ma la qualità della presenza.
Zhàn Zhuāng oltre la traduzione letterale
Il primo carattere, 站 (zhàn), è composto dal radicale 立, che rappresenta una figura umana in posizione eretta, e dalla componente fonetica 占. Questa struttura suggerisce immediatamente un significato che va oltre il semplice «stare in piedi». 站 indica il collocarsi consapevolmente in un luogo, l’occupare uno spazio in modo intenzionale, Non è dunque un semplice stare in piedi, ma un modo di abitare lo spazio.
Anche nella nostra lingua. Diciamo che una persona è retta quando vive in accordo con ciò che è, quando non si piega alle proprie contraddizioni e rimane fedele al proprio centro. Essere eretti e essere retti condividono la stessa immagine simbolica: quella di una presenza che si sostiene da sé.
In questa prospettiva, la verticalità non riguarda soltanto l’allineamento della struttura corporea, ma anche una disposizione interiore. Il corpo si erge, ma insieme si raccoglie, si orienta e si stabilizza attorno a un centro, Per questo la pratica non è passiva, il corpo si organizza nello spazio, si stabilizza e, nello stesso tempo, rimane vigile e percettivo.
Verticalità, rettitudine e presenza
Se 站 ci parla del modo di stare, 樁 ci parla della qualità di ciò che sostiene. Il secondo carattere, 樁 (zhuāng), infatti è composto dal radicale 木, che indica il legno e richiama il mondo vegetale, la crescita e la vita organica, e dalla componente fonetica 庄. Il significato corrente è quello di palo, picchetto o elemento infisso nel terreno. Tuttavia, anche qui la traduzione letterale rischia di essere riduttiva.
La presenza del radicale del legno è significativa perché indica l’albero, dunque un organismo vivente. Per questo 樁 può essere compreso come un elemento che mette in relazione la terra con ciò che si eleva sopra di essa: una struttura che mantiene stabilità senza perdere vitalità. Non qualcosa che blocca, ma qualcosa che connette.
Quando i due caratteri si uniscono in 站樁, emerge un significato assai più profondo di quello suggerito dalla traduzione comune. Non si tratta semplicemente di «stare come un palo», ma di assumere consapevolmente una verticalità stabile che funge da asse tra terra e cielo..
Il corpo, struttura vivente, si organizza attorno alla gravità e alla relazione con lo spazio. Per questo preferisco, semmai, l’immagine della colonna o, meglio ancora, quella della «trave maestra» citata nell’I Ching. Una colonna sostiene, collega e trasmette; una presenza che mette in comunicazione diverse dimensioni.
Lo Zhanzhuang non è dunque soltanto una postura, ma una condizione dell’essere. Il corpo diventa un asse radicato e aperto, stabile ma non rigido, presente ma non contratto. È una verticalità abitata.
Nelle arti interne e nel Qigong, Zhanzhuang non è semplicemente il gesto statico di stare in piedi arrotondando davanti a se le braccia come ad abbracciare un albero, ma una pratica profonda di radicamento e di espansione.
Nella tradizione della scuola della famiglia Yang che ho il privilegio di trasmettere, questa pratica si esprime attraverso diverse posizioni delle braccia, ognuna associata simbolicamente ai trigrammi del Bagua: Cielo, Terra, Acqua, Fuoco, Tuono, Vento, Montagna e Lago. Ognuna di queste configurazioni rappresenta una diversa modalità di espressione dell’energia e della relazione tra interno ed esterno. Tuttavia, al di là delle forme specifiche, il principio rimane invariato: radicarsi nella terra, aprirsi al cielo e abitare pienamente il centro.
In questa dinamica il corpo non è mai realmente statico. I piedi diventano radici che respirano nel suolo; il capo e le braccia si orientano verso l’alto come una chioma che si espande nella luce. Tra questi due poli nasce una tensione equilibrata che non è rigidità, ma presenza.
Radicamento ed espansione: la dinamica dell’albero
La stabilità è una condizione interna che emerge dall’incontro tra forza e rilassamento, tra struttura e disponibilità.
Per questo la pratica di Zhanzhuang, nella sua apparente immobilità rende evidente uno dei principi centrali del pensiero cinese: l’unità degli opposti.
Yin e Yang coesistono simultaneamente. All’esterno il corpo appare fermo e stabile; all’interno si sviluppa un movimento sottile e continuo che coinvolge respiro, percezione ed energia. Immobilità e movimento non si escludono, ma si sostengono reciprocamente.
È in questo equilibrio dinamico che, secondo la tradizione, si manifesta anche la libera circolazione del Qi; molti praticanti riferiscono esperienze concrete di calore, espansione, leggerezza o maggiore densità corporea, accompagnate da una più intensa sensazione di presenza. Progressivamente il corpo sembra organizzarsi attorno a un centro più stabile, mentre il respiro si approfondisce e ritrova la propria spontaneità.
Si scopre così che la stabilità non nasce dalla contrazione, ma dalla capacità di ridurre lo sforzo al minimo necessario, lasciando che la struttura si organizzi in modo più efficiente e armonioso. Lo Zhanzhuang diventa allora una forma di ascolto sottile.
Essere presenza nell’immobilità
Nel permanere nella posizione, il praticante osserva il flusso dei pensieri senza seguirlo. Le immagini mentali sorgono e si dissolvono come nuvole nel cielo; l’attenzione ritorna continuamente al respiro, al peso del corpo, alle sensazioni che emergono nel presente.
Con il tempo nella pratica il dialogo interno si attenua, l’organismo si stabilizza e affiora una presenza semplice, non costruita.
Per questo Abbracciare l’albero viene considerato simultaneamente una pratica di salute, una disciplina marziale e una forma di meditazione. Rafforza il corpo, calma la mente e coltiva una qualità di presenza capace di unificare le diverse dimensioni dell’esperienza umana.
Praticare Zhanzhuang significa imparare un’altra forma dello stare: essere presenza nell’immobilità, là dove il movimento ritorna alla sua origine.
Donella Bucca è fondatrice e presidente dell’associazione Lo Spazio del Tao, ha un passato come danzatrice professionista, è maestra di Tai Chi , Qi Gong e Meditazione, studiosa di medicina cinese ed alchimia taoista e autrice del libro: “Poetica del Tai chi, appunti di Tai Chi Immaginale”.
Acquerello dell’autrice