il volo della gru - acquerello di Donella Bucca

Volare Radicandosi

“Con il tai chi si impara a volare” : secondo gli antichi testi taoisti sono gli spiriti hun che ci portano in alto…ma che significa?

Nel linguaggio più antico della tradizione cinese non si parlava di funzioni o sistemi, ma di spiriti che abitano gli organi. Ogni organo era visto come un tempio, una dimora viva, custodita da presenze sottili. Il corpo non era un insieme di meccanismi, ma un paesaggio sacro: qualcosa da rispettare, proteggere e abitare con consapevolezza. Oggi qualcuno, come Jung, parlerebbe di archetipi, ma l’immagine tradizionale è forse ancora più potente: considerare gli organi come templi abitati da divinità intime ci invita a cambiare prospettiva, a tornare a guardare il corpo come un tempio da rispettare e amare.
Dire che “con il Tai Chi si impara a volare” acquista un significato più profondo se lo si osserva alla luce della primavera e dell’elemento Legno. In questo periodo dell’anno, la natura si risveglia: la linfa sale, i rami si aprono, la vita si proietta verso l’alto e verso l’esterno.

 

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, questo stesso movimento vive dentro di noi attraverso gli Hun (魂), l’anima eterea associata al Fegato
In primavera, stagione dell’elemento Legno, questo paesaggio interiore entra in movimento. Come la natura si espande verso la luce, così gli Hun si attivano: salgono, si espandono, cercano direzione. Sono gli spiriti del sogno, della visione, della progettualità, ciò che ci spinge fuori da noi stessi e ci permette di immaginare, progettare e andare oltre ciò che è già dato. I tre Hun non sono un’unità indistinta, ma tre aspetti dello stesso slancio vitale: uno tende al Cielo e alla trascendenza, uno dà forma alla coscienza e alla direzione, uno resta più vicino al corpo come radice sottile. Insieme rendono possibile l’espansione senza perdita di sé.

 

Ma ogni slancio ha bisogno di una dimora. Il Fegato è il tempio degli Hun, e il suo nutrimento è il Sangue. Quando questa base è solida, gli Hun possono muoversi liberamente, salire e aprirsi come rami che crescono verso il cielo. Quando manca stabilità, lo Hun si disperde: i sogni diventano agitati, la visione si perde, l’energia si frammenta.
Accanto agli Hun vivono i Po (魄), le anime corporee, più dense e legate alla materia. Se gli Hun sono leggeri e ascensionali, i Po sono radicati, stabilizzano, danno peso e presenza. Il corpo-tempio è vivo proprio perché cielo e terra, espansione e radice, dialogano continuamente. Senza i Po, lo Hun vaga; senza lo Hun, i Po restano chiusi e privi di slancio vitale.
Gli antichi taoisti non si sono limitati a teorizzare ma hanno trovato, sperimentando per secoli delle pratiche come il Qi Gong e Tai Chi, per “armonizzare” questo tempio interiore. Secondo i principi classici del Tai Chi la prima delle 10 regole trasmesse da Yang Chengfu suggerisce al praticante la necessità di essere “vuoto, sensibile, con il vertice sospeso” (虚灵顶劲, Xu Ling Ding Jin). la testa è leggera e collegata al cielo (gli Hun), i piedi sono radicati nella terra (i Po) il centro è vivo e presente (lo spirito è integrato). Non si tratta di controllare o evocare gli spiriti, ma di creare le condizioni perché possano abitare il corpo in armonia.

 

Ogni gesto del Tai Chi diventa allora un rito silenzioso: apertura verso l’alto e ritorno al centro, espansione senza dispersione, movimento in cui il tempio resta integro. L’intento (意, Yi) guida il Qi e deve essere semplice, continuo, quieto: non forzato, non inseguito. Ogni apertura contiene già una chiusura, ogni salita un ritorno: l’elemento Legno non è più solo slancio, ma crescita con radice.
Quando il corpo è radicato, il respiro naturale, il bacino rilassato e il movimento continuo, non è più la volontà a muovere il corpo: è il movimento stesso che tiene insieme presenza e spirito. Gli Hun abitano il gesto, i Po li sostengono, lo Shen si manifesta come chiarezza e armonia.
Così, in primavera, mentre il mondo si risveglia, anche dentro di noi i tre Hun si muovono: salgono, esplorano, cercano direzione. Ecco, quindi, la necessità di praticare, magari all’aperto appena il tempo ce lo permetterà, per offrire radice e dimora, creare uno spazio dove lo spirito possa elevarsi senza perdersi.
Tai Chi insegna a volare come un albero in primavera: profondamente radicato nella terra, con i rami che si aprono al cielo, espandendosi senza mai perdere la propria dimora interiore.

 

 

Donella Bucca è fondatrice e presidente dell’associazione Lo Spazio del Tao, ha un passato come danzatrice professionista, è  maestra di Tai Chi , Qi Gong e Meditazione, studiosa di medicina cinese ed alchimia taoista e autrice del libro: “Poetica del Tai chi, appunti di Tai Chi Immaginale”.

Acquerello dell’autrice

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