TAO PARK – Tai Chi e Parkinson
ritrovare fluidità nel corpo e nella mente
Viviamo in un tempo in cui le malattie neurodegenerative sono in costante aumento. L’età media della popolazione si allunga, ma non si tratta soltanto di una conseguenza dell’invecchiamento. Lo stress continuo, i ritmi accelerati, la mancanza di riposo, l’inquinamento e uno stile di vita sempre più distante dai tempi naturali del corpo sembrano consumare lentamente le nostre riserve più profonde, creando un terreno di fragilità che coinvolge non solo il corpo, ma anche la mente e la capacità di adattarsi alla vita.
Tra queste malattie, il Parkinson è una delle più conosciute e, al tempo stesso, una delle più difficili da comprendere davvero. Non riguarda soltanto il tremore o la difficoltà nel movimento: coinvolge il modo in cui una persona abita il proprio corpo, il rapporto con la volontà, con l’energia e persino con il desiderio di agire.
Dal punto di vista neurologico, il Parkinson è legato alla progressiva perdita dei neuroni che producono dopamina, una sostanza fondamentale per la regolazione del movimento. Ma la dopamina non serve soltanto a muovere i muscoli: è ciò che permette di trasformare un’intenzione in un’azione, sostenendo la motivazione e la spinta a iniziare, a dirigersi verso qualcosa.
Quando questo sistema si indebolisce, i movimenti diventano più lenti, rigidi e faticosi. Anche la motivazione sembra affievolirsi. Non rallenta soltanto il corpo: si affatica la stessa spinta vitale.
La Medicina Tradizionale Cinese osserva questo processo attraverso immagini diverse, simboliche ma profondamente coerenti. Secondo questa visione, il corpo è attraversato dal Qi, l’energia vitale che connette respiro, emozioni, mente e movimento. Quando questo equilibrio si altera possono comparire rigidità, tremori, instabilità e una sensazione profonda di svuotamento energetico.
Nella tradizione cinese, il Parkinson viene spesso associato al cosiddetto “vento interno”. Il vento, nella cultura cinese, è invisibile ma immediatamente percepibile nei suoi effetti: muove, agita, scuote, rende instabile. È un’immagine efficace del tremore, degli spasmi e della perdita di controllo del movimento. Come gli alberi durante una tempesta, anche il corpo sembra perdere il proprio centro quando il vento si agita all’interno.
Secondo la MTC, questo vento non nasce all’improvviso. Si manifesta quando il corpo perde progressivamente la capacità di nutrire e radicare la propria energia, in particolare quando si indebolisce lo Yin di Fegato e Rene: la componente più profonda, stabile e rigenerante dell’organismo.
Il Rene, in particolare, custodisce il Jing, l’Essenza vitale. Il Jing rappresenta la nostra riserva energetica più profonda: la capacità di rigenerarci, di sostenere il sistema nervoso, le ossa, la mente e la vitalità nel tempo. È ciò che ci dà radici.
Con il passare degli anni, ma anche attraverso stress cronico, iperattività mentale, mancanza di sonno e ritmi eccessivamente intensi, questa riserva può lentamente impoverirsi.
I testi antichi lo descrivono con un’immagine semplice e poetica: “senza acqua il legno non cresce”. L’acqua rappresenta il Rene e il Jing, cioè il nutrimento profondo e la capacità di conservare energia. Il legno rappresenta il Fegato, il movimento e la direzione nella vita. Quando manca l’acqua, il legno perde elasticità: si irrigidisce, si agita e diventa instabile, facilmente mosso dal vento.
È una metafora sorprendentemente vicina all’esperienza raccontata da molte persone con Parkinson: la sensazione di una minore continuità interna, di una ridotta fluidità, di un’energia più fragile e meno radicata.
Ed è proprio qui che il Tai Chi assume il suo significato più profondo.
Il Tai Chi non lavora sulla forza o sulla prestazione, ma sul radicamento, sul respiro e sulla qualità del movimento. I gesti lenti e circolari aiutano il corpo a ritrovare stabilità senza rigidità. Il respiro si distende, la mente si acquieta e l’energia smette di disperdersi verso l’alto.
Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, il Tai Chi aiuta a “nutrire lo Yin e calmare il vento”: significa restituire al corpo quella profondità e quella quiete che rendono possibile un movimento più armonico.
Per questo molte persone descrivono il Tai Chi come una meditazione in movimento. Non perché elimini la malattia, ma perché permette di ritrovare una relazione più stabile, più gentile e più presente con il proprio corpo e con la propria energia.
Anche la ricerca scientifica moderna guarda oggi con crescente interesse a questi effetti, evidenziando miglioramenti nell’equilibrio, nella postura, nella coordinazione e nella qualità della vita delle persone con Parkinson. Ma forse il suo valore più profondo è un altro: ricordare che il corpo non va combattuto, ma ascoltato.
In un’epoca che spinge costantemente verso la velocità e il consumo delle energie, il Tai Chi riporta a una verità essenziale: quando manca l’acqua interiore, non serve aumentare la forza. Serve ritrovare quiete, radicamento e continuità, così che il movimento possa nascere di nuovo da un centro stabile.
Tra i miei allievi alcuni sono affetti da morbo di Parkinson, con loro condivido oltre alle mie conoscenze pratiche anche le ricerche scientifiche sul tai chi come supporto a questa malattia, comunichiamo in un gruppo che ho chiamato Tao park. Tao è il nome del nostro luogo di pratica ma c’è anche l’idea del fluire, dell’equilibrio, del movimento naturale della vita “Park” richiama il Parkinson senza nominarlo in modo pesante, e contemporaneamente il parco, la natura, uno spazio aperto dove si respira, ci si muove e ci si ritrova.
Un nome nato quasi per gioco, con leggerezza, ma che nel tempo ha assunto un significato profondo., la ricerca di equilibrio e armonia, dove il corpo può tornare a respirare senza paura e il movimento ritrovare morbidezza e presenza.
“Tao Park” è un piccolo spazio condiviso di pratica e relazione, dove la malattia non definisce la persona, ma diventa parte di un cammino più ampio di ascolto, umanità e presenza.
Articolo di Donella Bucca a seguito della conferenza di cui è stata relatrice insieme alla dott.ssa Alice Bellafà
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