Serpente Tai Chi : disegno di Donella Bucca

Il serpente nel Tai Chi

 Radicamento, trasformazione e forza interiore

Mi sto appassionando alle pratiche taoiste del Wudang, il complesso montuoso legato a importanti tradizioni di coltivazione interiore e arti marziali, e ho da poco appreso la pratica di Qi Gong conosciuta come il “segreto del serpente”. Questo incontro mi ha portato a osservare più profondamente questa figura affascinante e misteriosa, ricorrente nella tradizione , un animale che racchiude qualità apparentemente opposte: sinuoso e flessibile, silenzioso e imprevedibile, capace di raccogliersi e di scattare con estrema rapidità, il serpente custodisce una forza che si manifesta nel momento opportuno. È il veleno e, nello stesso tempo, l’antidoto, simbolo di una potenza che può distruggere e trasformare.

Nella tradizione taoista del Wudang, il serpente appare spesso associato alla tartaruga nella figura di Xuánwǔ (玄武), il Guerriero Oscuro, divinità legata al Nord e all’Acqua. La tartaruga e il serpente, intrecciati in un’unica immagine, sembrano esprimere due qualità complementari, in un equilibrio fra radicamento e cambiamento, profondità lenta e agilità strisciante.

Chiunque si avvicini alle pratiche taoiste e al Tai Chi avrà probabilmente incontrato la leggenda di Zhang Sanfeng, che si dice abbia osservato il combattimento fra una gru e un serpente, traendone ispirazione per alcuni dei principi fondamentali di quest’arte marziale: la gru apre le ali, si solleva e amplia lo spazio, mentre il serpente rimane vicino alla terra, si avvolge e trova una via attraverso la sua lenta agilità strisciante.

Nella pratica impariamo ad aprire senza disperdere a raccogliere senza chiudere, ad accogliere la forza senza opporci rigidamente e a rispondere senza trasformare ogni incontro in uno scontro. La gru e il serpente diventano così due principi che possono alternarsi e compenetrarsi, esprimendo quella marzialità poetica nella quale la capacità di difendersi si unisce alla ricerca di armonia e presenza.

Il serpente è particolarmente interessante per il modo in cui organizza il movimento, mantenendo una continuità fra le diverse parti del corpo e adattandosi al terreno senza perdere la propria direzione. Anche nel Tai Chi il gesto nasce dalla relazione fra piedi, centro, colonna vertebrale, braccia e mani, accompagnata da un’intenzione chiara. Le mani possono diventare la testa del serpente, le dita la punta che esplora lo spazio, ma il loro movimento dipende dall’intero corpo: il movimento nasce dal centro e si trasmette senza interruzioni, mentre il Qi si manifesta nell’azione senza sforzo.

Non bisogna cercare un movimento che imiti l’animale, ma riconoscerne la qualità nel nostro corpo, imparando a essere morbidi senza diventare deboli, pronti senza essere contratti, capaci di avanzare conservando la possibilità di ritirarci. Nella sequenza si impara Bái shé tǔ xìn (白蛇吐信), «il serpente bianco mostra la lingua», un ìazione nella quale la mano avanza con precisione, concentrando la direzione del gesto nella punta delle dita. È un movimento che richiama la capacità di percepire lo spazio e agire nel momento opportuno, senza disperdere energia in azioni superflue.

Un altro passaggio fondamentale è quello del serpente che scende strisciando Xià shì (下势)  presente nella forma tradizionale del Tai Chi. Il centro discende, le gambe si piegano e il peso si trasferisce da una gamba all’altra attraverso una spirale, mentre una mano scende e l’altra arretra, mantenendo una relazione dinamica che permette al movimento di proseguire anche quando il corpo cambia livello.

Sul piano marziale, questa posizione consente di sottrarsi a una linea d’attacco e di modificare il rapporto con l’avversario, ma scendere significa anche ritrovare un rapporto più profondo con ciò che ci sostiene, abbandonare la posizione abituale dalla quale osserviamo le cose e incontrare un diverso punto di vista. Il serpente ci mostra così che la discesa può diventare una risorsa, una fase in cui raccogliere le proprie forze e preparare una nuova direzione.

La sua capacità di alternare immobilità e scatto ci ricorda inoltre che la rapidità può nascere dalla quiete: il serpente può restare fermo a lungo e agire in un istante, esprimendo una potenza raccolta e disponibile quando le circostanze lo richiedono. Anche nella pratica interna del Tai Chi, la lentezza ci permette di percepire come si organizza il movimento, riconoscere le tensioni e sviluppare una maggiore consapevolezza corporea, affinché, quando necessario, si possa agire con la rapidità e la precisione richieste dalla situazione.

Il serpente porta con sé anche l’immagine della muta, attraverso la quale si libera periodicamente della vecchia pelle per continuare a crescere. Sul piano biologico si tratta di un processo naturale di rinnovamento, che sul piano simbolico diventa una potente metafora della trasformazione: ciò che ci ha accompagnato in una fase della vita può essere lasciato andare quando non corrisponde più alle necessità del presente.

Nel Tai Chi e nel Qi Gong, il serpente diventa dunque molto più di una figura da imitare o di un’immagine marziale, accompagnandoci nella ricerca di un corpo capace di ascoltare, adattarsi e agire senza perdere la propria continuità. La sua qualità ci invita a ritrovare il legame con la terra e ad accettare la profondità della discesa, mentre la muta ci ricorda che ogni trasformazione richiede anche la capacità di lasciare andare.

Forse è proprio questa la sua lezione più preziosa: avere radici senza diventare rigidi, trasformarsi senza disperdersi e agire con precisione senza perdere la morbidezza. A volte, infatti, la via per avanzare non consiste nell’opporsi con più forza a ciò che incontriamo, ma nel trovare il movimento capace di attraversarlo. Trasformarsi non significa cancellare ciò che siamo stati, ma permettere alla nostra esperienza di assumere una nuova forma.

Donella Bucca è fondatrice e presidente dell’associazione Lo Spazio del Tao, con un passato di danzatrice professionista, pratica le arti taoiste da oltre trent’anni, è  maestra di Tai Chi , Qi Gong e Meditazione, studiosa di medicina cinese ed alchimia taoista e autrice del libro: “Poetica del Tai chi, appunti di Tai Chi Immaginale”.

Acquerello dell’autrice

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